Camminiamo insieme… APERTI AI BISOGNI DEI FRATELLI UOMINI

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I numerosi volti della carità

Almeno una cosa hanno compreso le  settanta persone che venerdì 1 dicembre 2017 invece che starsene al caldo sul divano a fare zapping hanno preferito partecipare ad un incontro su uno strano tema:

Il mendicante protagonista della storia’.

E cioè che sono le singole gocce che formano l’oceano, gocce di acqua limpida, di sorgente, a dare il senso e la speranza di una rinascita. Gocce nel mare, piccole ma essenziali, come l’amore gratuito donato e raccontato dalla Sorella Tiziana, della Fraternità Francescana di  Betania, giovane suora friulana che prega il Signore e lo riconosce nel volto di poveri affamati di relazione prima ancora che di cibo, che incontra ogni giorno alla mensa di Barana. Suor Tiziana dopo aver studiato medicina ha sentito che era più importante offrire la guarigione della fede alle persone più che quella della salute e ha scommesso su questo tutto,  la sua vita.

E poi, la testimonianza di  Alda Vanoni, 74 anni di energia e di storia,  giudice del Tribunale dei minori  che si è aperta il cuore nell’affido e nella adozione, fino a costituire la associazione delle Famiglie per l’accoglienza. In gioventù  studentessa del Berchet di Milano conosce uno strano prete che ancora chiama Don Gius (don Giussani), è lui l’incontro da cui muove la sua storia giunta poi a presiedere la AVSI, una Onlus che opera in 30 paesi del mondo, goccia nel mare della povertà, ma anche goccia sana di speranza.

Invece che di numero di pasti e di quantità di indumenti giornalmente erogati ai poveri, stranieri ed Italiani, ed invece che parlarci del numero delle scuole attive nel mondo o del budget finanziario che in ogni caso necessita per fare no profit, le due testimoni sono state unite nel parlare di sé come strumento di un Altro: da sole infatti non avrebbero fatto nulla e nessuna delle due aveva progettato il proprio destino per come si è compiuto.  Entrambe devono la loro gioia di vivere, il loro senso, a degli incontri, non fuori dal normale, ma dentro la loro vita, così, nell’istante di uno sguardo che considerato ad anni di distanza risulta dar  valore a tutto il percorso. Ed oltre l’incontro, il sentirsi dentro una storia più grande, una chiamata sussurrata da una persona con nome e cognome, vivente, Gesù Cristo, che le incontra entrambe studenti col volto di testimoni riconosciuti dalla vita e non dai titoli onorifici, e le fa ritrovare, una sera, in una sala parrocchiale di Verona per dirsi e dirci che siamo tutti mendicanti di Cristo, ma prima ancora è lui che mendica la relazione con noi, nella nostra libertà, per farci trovare molto di più di quello che pensiamo.

Qaraqosh, città siriana distrutta dalla furia dell’Isis che ora torna a vivere con un asilo ricostruito per accogliere cristiani fuggiti ad Erbil. Ospedali cristiani che in Siria si aprono per curare gratuitamente chiunque abbia bisogno di aiuto,  nella comune umanità dove la sofferenza non ha appartenenze religiose. Una mensa dove ogni giorno 120 persone si trovano accolte senza giudizi validando la propria vocazione all’amore gratuito per il quale si può diventare tramite, sono realtà che per una sera si sono date appuntamento per dirci che nel riconoscerci gocce nell’oceano sta la nostra grandezza di mendicanti, che spendono quanto hanno ricevuto e possono quindi essere tramite di un dono più grande, della ricchezza infinita di un Altro che dona la speranza all’oceano di essere vivo e fecondo.

E i poveri, in tutto questo?  I poveri sono il volto del nostro Signore. Le sue mani supplicanti, le loro ferite sono le sue ferite ed a noi può essere data la possibilità di guarirne. A noi può essere data la possibilità di essere, in forza di una relazione con la divinità fattasi carne, fattasi bambino, pienamente umani, fratelli,  felici come gli occhi di chi ha testimoniato, come quelli che vorremmo avere.

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