Category Avvisi

AVVISI DELL’ 8 DICEMBRE 2019

IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
Gen 3,9-15.20   Sal 97   Ef 1,3-6.11-12   Lc 1,26-38
Una volta riconosciuta vera la parola di Dio, Maria credette alla concezione verginale di Gesù e credette pure alla volontà di Dio di salvare gli uomini peccatori, la volle e aderì a quel piano lasciandosi coinvolgere: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Dalla sua fede quindi nacque Gesù e pure la Chiesa. Perciò, insieme ad Elisabetta che esclamò: “Beata colei che ha creduto all’adempimento delle parole del Signore”, ogni generazione oggi la proclama beata. La Chiesa ha il compito di continuare nel mondo la missione materna di Maria, quella di comunicare il Salvatore al mondo. Il cristiano di oggi deve fare proprio il piano di Dio “il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati”, proclamando la propria salvezza e lasciandosi attivamente coinvolgere nel portare la salvezza al prossimo, poiché “in questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

 

VIVIAMO L’AVVENTO

  • Ogni Domenica alla messa delle ore 11 “omelie per i bambini delle elementari”.
  • Catechesi per gli adulti: in canonica giovedì 12 – 19 dicembre dalle ore 20.45 catechesi con l’arte.
  • Sui tavoli avvisi è disponibile l’opuscolo della diocesi per la preghiera in famiglia nel tempo di Avvento
  • Sabato 14 e domenica 15 raccolta di prodotti nuovi per i detenuti del carcere di Montorio, sul retro degli avvisi l’elenco del materiale richiesto. Si possono anche  portare in canonica.
  • Chi volesse donare una Stella di Natale per abbellire la chiesa, la può portare direttamente in chiesa o in canonica da domenica 15
  • Cerchiamo volontari per allestire il presepio in chiesa, dare la propria disponibilità in canonica.

PREPARIAMOCI AL NATALE

CONFESSIONI: lunedì 16 ore 18.30 adolescenti vicariale

    venerdì 20 ore 17 ragazzi delle medie

                            Sabato 21 ore 10 quarta e quinta elementare

  adulti

Lunedì 23 dalle ore 15 alle ore 18
Martedì 24 dalle ore 9 alle ore 12 – dalle ore 15.30 alle 18

ORARI MESSE NATALE

Martedì 24 ore 18.30 messa della Vigilia di Natale

                    ore 21 veglia di Natale preparata dai Lupetti e bambini del catechismo

                    ore 22 messa della notte di Natale

Mercoledì 25 Santo Natale messe orario festivo

Giovedì 26 Santo Stefano ore 8.30 – 10.30

__________________________________________

Per chi desidera fare un’offerta natalizia alla parrocchia trova una busta sui tavoli avvisi.

CHIARA CASTELLANI: Nel cuore dell’Africa

Il sogno di Chiara, il sogno di Anuarite, il sogno di maman Anie, di maman Pascalina…

Chiara Castellani è una donna alla quale fai fatica a dare una età. Per l’energia che ti fa respirare, il suo ottimismo mentre ti parla di bambini soldato o di bambini minatore, o di donne violentate o di spari sui giovani che manifestano o di malati di Aids senza cure o di morti per morbillo o ancora per morti per Ebola, ti sembra una ragazza. Per come snocciola esperienza e coraggio, per la silhouette secca e grintosa, per i capelli poco curati, come il vestito, un marsupio rigonfio sullo stomaco,  senti la saggezza di una donna che ne ha viste tante e che ha tanto da raccontare, quindi una anziana, come quelli che hanno tanto da dirti.

 In ogni caso Chiara, che ha incontrato i veronesi martedì 3 dicembre, è un medico, specializzato in ostetricia, nata a Parma, che dopo aver passato un decennio in America Latina vive nella Repubblica democratica del Congo dal 1990, democratica per modo di dire per come le elezioni vengono truccate e per il livello di corruzione dilagante.  Eppure Chiara ha un sogno, che viene da lontano, da suo padre e da sua madre. E questo sogno è stato condiviso con Rita Levi Montalcini, così come con uomini e donne che chiama per nome nel racconto di storie di vita terribili ed accomunate dalla voglia di farcela, dall’anelito verso la libertà e verso il diritto, in primis alla salute. Il sogno si declina in azioni ed in risultati umani e sociali, vittorie e sconfitte, mai resa.  E ti chiedi come possa una donna così apparentemente fragile trovare energia per trascinare al riscatto giovani e anziani, per smuovere politici, per andare dove altri non avrebbero il coraggio di andare preferendo fingere di non conoscere da dove vengono le risorse che muovono le nostre società tecnologiche e quanti bambini possono morire per materie prime preziose, uranio, cobalto, coltan.

Le foto scorrono sullo schermo: Chiara in carcere che visita corpi scheletrici, perché il governo non garantisce nemmeno il cibo, il volto di un bambino cresciuto in una orrenda prigione, di sua madre che ha avuto in carcere un altro figlio ma non conosce il padre, che potrebbe essere uno dei carcerieri. Chiara che mostra una moto che pilota nonostante possa usare solo il braccio sinistro, il destro le è stato amputato più di 20 anni fa per un incidente stradale. E ci sono foto che danno speranza: i volti di donne e uomini che frequentano una scuola per infermieri ed una università nella savana con sette facoltà e 900 iscritti.  C’è voglia di studiare nei giovani e voglia di guarire nei malati, nelle madri che vogliono preservare i figli dal flagello dell’Aids. Ci sono le adozioni a distanza, in primis per chi studia e per le infermiere, che perdono il lavoro perché pur operando sul campo da oltre 30 anni non hanno un titolo di studio valido.

Ci sono le manifestazioni per la verità nel responso elettorale, nonviolente, che vedono le chiese cattolica e protestante unite nel chiedere giustizia, Ville mort, una metropoli africana che diventa deserta perché la protesta consiste nello stare in casa.

Disabile, ma ci dice che l’handicap fisico è un trampolino per andare oltre,  italiana, europea, ma dentro fino in fondo al sogno di tanti nella diocesi di Kenge,  che è anche il suo:  politico, come il rispetto di una costituzione votata da oltre il 90% dei cittadini; medico, come fare in modo che i vaccini giungano ovunque nonostante la guerra civile; religioso, perché testimonia senza dirlo ‘l’avete fatto a me’.

Per seguirla e per unirsi al suo sogno: www.insiemeachiaracastellani.org

Fabio Cortesi
Vice Presidente del Consiglio Pastorale

La gioia e il sorriso nonostante tutto

marcia contro l’HIV

Daniela Brunelli e Gelmino Tosi (in centro nella foto), marito e moglie, tre figli, anni di esperienze in Africa, iniziate in un ospedale in Tanzania trent’anni fa e ritornati un anno fa in Sud Sudan. Hanno parlato della loro vita vissuta per quasi un anno in Sud Sudan come volontari CUAMM,  medici e non solo che danno tempo ed energia per stare assieme ad altri e ad altre.  Se chiediamo ad un anziano dove si trova il Sudan difficilmente avremo una risposta: ‘In Africa’ Sud Sudan? Sotto il Sudan ma chissà..’ Se lo chiediamo ad un ragazzo avremo una scena muta: non c’è posto sul web per un giovane paese africano che ha fame di pace prima ancora che di cibo e di strutture. Eppure è uno stato indipendente, recente, a prevalenza cristiana, ma diviso ed in guerra fra Etnie.

Lo stato ha parcellizzato il territorio in 24 regioni sempre più piccole e la sanità pubblica è di fatto appaltata alle organizzazioni internazionali che creano le strutture assistenziali ed assumono il personale.

7 ore su 7, 24 ore su 24, persone, italiani, tanti italiani come Daniela e Gelmino, sono con altre persone per curare, assistere, educare, come a Lui, una città sul confine e sulla linea del fronte fra Nuer e Dinka, perché nella povertà quello che non mancano mai sono la violenza e le armi. Capitale: Juba.  Corso del Nilo bianco.  Pozzi di petrolio.

Sul fronte della sofferenza e del bisogno evidente due veronesi, chiusi in casa per il timore degli attacchi, mentre decine di donne con i bambini raccoglievano rapidamente in fagotti quanto necessario per vivere  e per fuggire.

Un ospedale a Lui ed una scuola per ostetriche, perché in Sud Sudan nascono i bambini, nella guerra, ed un progetto per far uscire i bambini di casa e dalla paura.

Una marcia contro l’HIV (vedi foto), far valere i propri capelli bianchi per far sentire le ragioni della giustizia, curare, è una storia piccola e lontana che arricchisce, che non vediamo in televisione, ma che conosciamo una sera di ottobre in un incontro in parrocchia, mentre nelle case si sceglie fra un reality ed un varietà che non arricchisce nessuno. 

Medicine portate con la scorta di un autoblindo, stipendi scortati con trasporti a sorpresa, pianificazione trimestrale dei bisogni sanitari perché anche avere quanto necessario può essere impedito dalla guerra.

Ed un Papa, Francesco, che bacia i piedi al presidente di una etnia, ed al vicepresidente, suo rivale, per parlare con i gesti e chiedere pace incoraggiando quanti danno ed hanno dato tempo per una zona in ombra sulla terra, per bambini ed adulti che non fanno notizia.

Daniela e Gelmino, due come noi ma una donna ed un uomo con occhi più grandi dei nostri e voci che giungono alle nostre orecchie con entusiasmo per il senso trovato lontano da Verona.  C’era una cappella a Lui, senza un prete, un vescovo fuggito per le minacce. C’era e c’è il Signore, nella guerra e nella povertà, ma anche nel sorriso delle giovani che caricano l’acqua o nel gioco dei ragazzi che calciano un pallone giunto dall’Europa e sorridono nonostante tutto.

E ci sono persone che ballano in tondo per ore all’annuncio di una tregua, e ci sono i nostri volti europei che un po’ considerano quanto ascoltato come echi di una storia che ci riporta a Daniele Comboni, un po’ si sentono  provocati  nella nostra piccola visione della realtà, un po’ si sentono felici per le belle persone che partono e testimoniano di scuola per i ragazzi, di matematica insegnata con i bastoncini,  di cure per le donne, di una fede che vive fra i poveri con una teologia pratica fatta di gesti e di coraggio.  E viene voglia di provare ad uscire dal cerchio dei pregiudizi e delle certezze per provare a stare assieme ai bisogni del mondo per cercare di avere, almeno per provarci, gli occhi luminosi di chi ha visto sofferenza ma ha toccato anche la gioia semplice di chi spera.

Fabio Cortesi
Vice presidente del Consiglio pastorale

MINI VOCI 2020

Gesù in persona si accostò e camminava con loro… Lc 24

LA PARROCCHIA SALUTA DON GAETANO

CON LA S. MESSA DELLE 18,30 DI OGGI TERMINA IL SERVIZIO DI DON GAETANO NELLA NOSTRA PARROCCHIA.

La parrocchia ringrazia don Gaetano per il suo servizio e chiede al Signore di colmarlo di ogni benedizione.

Un distacco: sempre un momento di intensa verifica.
Dopo 6 anni don Gaetano ha lasciato la parrocchia di S Domenico Savio a Verona. Dopo tanto tempo come responsabile del movimento, dopo tanti spostamenti e viaggi dove il Signore lo chiamava, fosse in Croazia, in Romania, in Palestina o tra i ragazzi del Veneto o della scuola, era arrivata la parrocchia.
Quello che ha colpito sabato alla messa di saluto oltre alla partecipazione di tantissime persone e al loro calore e gratitudine che sì è intrecciata con le parole commosse di gratitudine di don Gaetano, è stato un giudizio chiaro espresso dal vicepresidente del consiglio parrocchiale Fabio Cortesi.
E’ stato bello vedere ancora una volta che il carisma del movimento, vissuto, non chiude, non impone nulla, ma valorizza la strada di tutti. Come dicevano anche i ragazzi, suoi allievi al tempo del liceo, perfino i più ostili
“con don Gaetano puoi non essere d’accordo , ma non puoi non prendere in considerazione quello che dice”.

Il testo letto in chiesa dice..
“Quando sei anni fa dopo oltre 40 anni i Salesiani decisero di lasciare la parrocchia, la nostra comunità, che avevano costituito e che ancora esprime la formazione originaria, eravamo molto preoccupati, tristi. Un senso di abbandono ci pervadeva. E assieme a questo era in noi la preoccupazione per quanto poteva accadere. Qualcuno si era allontanato, altri temevano che Don Gaetano, con Don Andrea, Comunione e liberazione, potessero uniformare la parrocchia azzerando la sua storia.
Così invece non è stato e possiamo oggi affermare che Don Gaetano Tortella è ed è stato prete diocesano, ma salesiano nei fatti. La teologia che ci ha consegnato e che come Don Bosco vuole coniugare fede e vita, umanità e divinità di Cristo nostro Signore, è stata connotata da alcuni termini che vorrei brevemente riconsegnare.
Realtà: la realtà esiste e non va costruita. Progettata, organizzata, perché ci precede, ha il nome di creato, ha il nome di relazioni che ci hanno costituito e ci costituiscono. La natura ci insegna, come scrive Romano Guardini. Realtà che ci chiama per essere accolta o rifiutata, consegnandoci al nichilismo. Accogliendola abbracciamo la gioia, la felicità possibile, ed
anche il dolore, il non senso, il rispetto per la libertà. La Realtà è stata i mille momenti di questi anni, la realtà sono i volti di quanti oggi ti abbracciano, la realtà è la fatica del tuo distacco ed il calore che vogliamo darti. La tua realtà siamo stati, siamo e saremo noi.
Istante: ci hai insegnato che il Signore è vivo, davvero, e non va pensato in un futuro indefinito, che il tempo della salvezza, del centuplo, è ora. E’ l’istante che ci decide e ci consegna il senso, come scrive Don Giussani, che hai conosciuto personalmente. L’istante, don Gaetano è ora, l’istante è questo.
Compagnia: ci hai insegnato che da soli non si va lontano e si possono incontrare illusioni e fantasie. La compagnia è il luogo della fede, della esperienza e della testimonianza, il luogo dove due o più sono uniti nel Suo nome e nel quale Lui è presente. La compagnia, Gaetano è davanti ai
tuoi occhi.
Nel vangelo di oggi, un vangelo non semplice, il Signore ci presenta la figura
dell’amministratore disonesto e giunge a chiederci di farci amici con la disonesta ricchezza. Ma chi è il servo disonesto? E’ chi vende cose non proprie. Tu Gaetano ci hai dato cose tue, i tuoi soldi, il tuo tempo, il tuo entusiasmo che abbiamo letto nei superlativi della tua catechesi, questi affreschi, la bellezza che ci hai dato e che ci hai lasciato.
Ma sei stato anche amministratore “disonesto”: ci hai dato quello che non era tuo ma che attraverso di te ci è giunto: l’amore di Cristo, nella nostra compagnia, nell’istante, nella realtà.
Grazie Don Gaetano, grazie. Sei e sei stato un dono di Dio Trinità, relazione perfetta, per tutti noi.
Il Signore continui a benedirti e tramite tuo a benedire la comunità di San Domenico Savio in Verona.
Grazie.”

Fabio Cortesi
Vice Presidente del Consiglio Pastorale