Il nostro Gruppo Missionario, sempre super impegnato.

Il nostro Gruppo è costituito da 11 persone e Don Paolo che ci guida soprattutto nella spiritualità di cui noi sentiamo il bisogno. Durante l’arco dell’anno leggiamo e commentiamo la vita di un santo missionario, questo ci permette di entrare ancor più in profondità nel cammino della nostra missione. Il Gruppo si è formato con l’entusiasmo, la determinazione di Don Carlo Vitacchio, salesiano missionario, che molti della nostra Parrocchia hanno conosciuto. E’ stato in Brasile per ben 13 anni dove sono stati aperti con la comunità salesiana 4 asili. Con il passare degli anni la situazione politica in Brasile cambiò e lo stato cominciò ad interessarsi per la costruzione di scuole statali e per l’educazione dei bambini, quindi Don Carlo lasciò questo progetto e cominciò a pensare di aiutare altre realtà, come ad esempio Don Luigi De Liberali per molti Don Gigetto suo allievo che in quel momento era in missione in Angola dove gli servivano aiuti economici per affrontare i viaggi limitrofi ed evangelizzare. Come gruppo lo stiamo attualmente aiutando, in questi ultimi giorni è diventato Parroco nella Parrocchia di nostra Signora dei Naveganti a Benghela (Angola). Si era aggiunto ai nostri impegni anche la missione di Don Giorgio Gallina in Ciad, precedentemente parroco della nostra Parrocchia che ci chiedeva aiuto per le difficoltà della sua nuova comunità. Dopo qualche anno Don Giorgio rientra in Italia e ci indica un nuovo progetto da realizzare di Don Filippo Perin (salesiano) a Lare in Etiopia che noi abbiamo accolto con gioia sostenendolo tutt’ora nella riparazione delle capanne per ragazze madri, cure mediche agli ammalati, distribuzione di mais unico sostentamento e una parte della costruzione di due pozzi. Negli anni scorsi abbiamo inviato aiuti a Madre Maria Scremin, Canossiana di Verona, per 60 anni missionaria in India nei lebbrosari e per le adozioni di bambini in difficoltà. In questi giorni è salita alla casa del Padre dove pregherà e ci sosterrà da lassù. Stiamo aiutando anche Don Andrea Mattuzzi diocesano, per la costruzione della Chiesa e aiuti a persone in difficoltà in Guinea-Bissau. Sono stati adottati 4 bambini audiolesi dell’Istituto Effetà di Betlemme che vengono curati ed educati dalle suore Maestre di Santa Dorotea e un bambino dell’Associazione AVSI dell’Iraq. La cosa più bella è la corrispondenza con questi missionari, prevalentemente in estate quando vengono a far visita ai loro familiari e chiedono sempre un appuntamento per incontrarci, per dare testimonianza e per ringraziare i fedeli della Parrocchia per l’aiuto donatogli e per essergli vicini. Il Gruppo Missionario si incontra il martedì ogni 15 giorni. Durante l’anno organizza: la Giornata Missionaria Mondiale con l’allestimento per l’offerta di fiori e torte preparate da mamme, nonne e vari gruppi della Parrocchia, il Mercatino di Natale dove vengono realizzati oggetti fatti a mano da alcune di noi, la Giornata Missionaria Parrocchiale in occasione della Festa della Mamma. Tutto questo per autofinanziarci, oltre al grande aiuto che ci viene dato mensilmente da alcuni sostenitori che hanno a cuore i nostri progetti.
PROGETTO QUARESIMALE 2026

Scuola Primaria a Bafatà

Il Gruppo Missionario in questa Quaresima, come gesto di carità, ha deciso di sostenere Don Andrea Mattuzzi (missionario diocesano) a Bafatà in Guinea-Bissau nel progetto della costruzione di una SCUOLA PRIMARIA.
Mese missionario 2025.

Si è conclusa anche quest’anno la


Giornata Missionaria Mondiale


19 ottobre 2025

Sempre grazie ai fedeli della Parrocchia di San Domenico Savio

per la loro generosità

Incontro con Massimiliano che ci racconta la sua esperienza in Angola a Benghela

Il 14 ottobre 2025, abbiamo avuto il piacere di incontrare Massimiliano, giovane salesiano, nella nostra Parrocchia durante l’incontro come Gruppo Missionario esteso alla Comunità. Conosciuto attraverso la persona del nostro caro don Luigi De Liberali (don Gigetto), Missionario sostenuto da molti anni ora in terra di Missione a Benghela in Angola. Massimiliano è arrivato a noi in questo bel pomeriggio, carico di attesa, per portarci un’esperienza che ha fatto proprio a Benghela con 6 ragazzi provenienti dal Triveneto. Qualcuno di loro ancora studente universitario, qualcuno lavoratore. L’Angola come estensione è 10 volte l’Italia e si affaccia sull’Oceano Atlantico a sud dell’Equatore. Per lo sbalzo termico si passa dal caldo torrido ad usare la felpa di sera in piena estate. La vita ovviamente in questi luoghi è molto meno cara che da noi. Ad esempio, per fare un pieno di benzina per una jeep occorrono solo 15 euro. Qui non si possono avere macchine diverse da questa, le strade sono quasi completamente dissestate. L’unica tenuta in modo decoroso è la Provinciale, tutto il resto complica la vita quotidiana a chi deve raggiungere i centri vicini lontani dalla Provinciale. Massimiliano e i ragazzi sono partiti dalle loro città o paesi con le loro comodità per andare a migliaia di km e cercare di portare in questa terra lontana il loro tutto, il loro cuore a chi più sfortunato di noi che non ha niente. Il loro servizio è stato aiutare i catechisti della zona, che molte volte faticano a vedere le persone e i bimbi nei villaggi, per le grandi distanze e per i pochi catechisti rispetto alle esigenze delle persone. Il primo ostacolo, la lingua: il portoghese. I nostri ragazzi non lo conoscono, ma non ci si lascia abbattere e pian piano si riesce ad interagire, grazie anche a loro che desiderano stare con Massimiliano e i ragazzi. Il tema trattato sono stati i dieci Comandamenti. Il pomeriggio quindi era dedicato a questo tema per poi approfondirlo. I balli erano l’accoglienza prima di iniziare tra tutti noi. Poi la drammatizzazione del Comandamento stesso concludeva il nostro incontro. L’età dei ragazzi con i quali si faceva animazione era elementari e medie. Si divertivano poi a colorare i vari fogli dati dai nostri ragazzi che riassumevano un po’ ciò di cui si era parlato poco prima. Le Sante Messe duravano almeno due ore, e finito il tempo la maggior parte di loro si attardava a lasciare l’Assemblea. Per loro veramente la Domenica è il giorno del Signore, dove ognuno di loro è a disposizione degli altri ed è veramente un momento di relazione con il Sacerdote, figura per loro di grande riferimento per la loro vita quotidiana e di fede. La terra di Angola è una terra con tante contraddizioni, il popolo è povero, ma il Paese è ricco di minerali che i nuovi colonizzatori i Cinesi, stanno depredando a loro favore. La povertà del popolo è anche intellettuale. Molti di loro credono ancora agli spiriti maligni. Sono persone bisognose di amore, come noi tutti e cercavano in questo gruppo di giovani, capitanati da Massimiliano, un sorriso, un abbraccio che hanno trovato. Questa esperienza passata ha dato tanto, ai nostri ragazzi e a me dice Massimiliano. Non dimenticheremo mai i loro volti, sempre sorridenti e aperti a tutti noi. La grande sfida è la testimonianza quotidiana al nostro prossimo di questo popolo cosi lontano da noi, non solo chilometricamente parlando ma culturalmente, ma così possibile anche a noi, dal quale dovremmo imparare la semplicità e il sorriso che tanto aiuta nell’affrontare i normali problemi quotidiani.

Don Filippo Perin da Gambella (Etiopia) a San Domenico Savio

Guinea Bissau

Padre Eliseo Tacchella, Missionario Comboniano, è stato tra noi per parlarci della sua Missione in Congo

Sabato 5 aprile una trentina di persone si sono date appuntamento nella nostra Parrocchia per ascoltare dalla viva voce di un Missionario Comboniano, Padre Eliseo, la storia del Congo, ora Repubblica Democratica del Congo. Ovviamente si è parlato anche della vita che lui sta vivendo da circa trent’anni in questo Paese, di cui ben poco si sa. E' uno Stato dell'Africa Centrale, la lingua ufficiale è il francese, ma vi sono altre 4 lingue locali che si parlano nelle varie tribù. L'indipendenza gli è stata concessa il 30.06.1960 dal Belgio. E' il terzo Continente più grande per superfice, esattamente 8 volte l'Italia. Nel 1984 la popolazione raggiungeva i 30 milioni di abitanti. Nel 1907 si riducono a 15 milioni, a causa di vari massacri perpetuati nei loro confronti. La popolazione oggi si aggira sui 105 milioni di abitanti. Nel 2030 si prevede che, il 40% della popolazione giovanile mondiale sarà Africana, in un mondo europeo e non solo, dove la denatalità sta arrivando ai minimi storici al limite di un figlio per coppia. A differenza di quanto ci dicono, l'Africa non è povera ma impoverita dal deturpamento e dell'appropriamento di terre e miniere da parte soprattutto della Cina e dell’India che sfruttano giacimenti del sottosuolo importantissimi per estrazione del Coltan e del Cobalto. A questo proposito oggi sono ben 16 le bande armate nel Congo che arrivano in tutti i villaggi per presiedere le miniere. La così detta M23 è la banda più terribile di tutte. Tutto questo perché in ogni nostro telefono c'è il Coltan, un minerale che fa parte integrante dello stesso. Qui in Congo, l'estrazione costa pochissimo, la manodopera è formata da uomini, donne e soprattutto bambini e bambine di età scolare (otto anni) a cui viene impedito di andare a scuola per aiutare le famiglie a sopravvivere, compresi molti orfani di guerra che sono soli a provvedere alla loro vita. Il costo di questa manodopera è di circa tre euro al giorno. Le condizioni lavorative, sono a dir poco, schiavistiche. Per pulire i minerali dalla terra e dalle scorie passano anche un'intera giornata con le gambe immerse nell'acqua sporca e altamente inquinante. Il Coltan è addirittura più costoso dell'oro, che si trova anch'esso in abbondanza in alcune regioni del Congo. E' quindi questa, non una guerra tra tribù diverse Africane ma di cui anche noi, inconsapevolmente facciamo parte, acquistando e cambiando spesso il cellulare. Ogni tanto varie Multinazionali arrivano da più parti del mondo, recintano terreni e case, dove vivono i poveri lavoratori Congolesi per impadronirsi del sottosuolo che contiene queste grandi ricchezze. Comprano dal Governo per pochi soldi e gli abitanti sono costretti a spostarsi in altri luoghi. Purtroppo questa violenza che arriva dall'esterno del Paese, genera altra violenza. Don Eliseo ci ha ricordato una bella frase di Papa Francesco che dice: “finchè c'è speranza c'è vita” e i Congolesi questo fanno, sperano un giorno di poter vivere delle ricchezze del loro Paese e non essere impoveriti da Paesi che già hanno di che vivere. Dal 2014 Padre Eliseo lavora in Seminario per formare giovani Sacerdoti locali, in più si occupa di ragazzi di strada per farli ritornare, attraverso il lavoro, ad essere persone capaci di vivere del loro lavoro. Con il fratello e la moglie hanno approntato una Scuola di Falegnameria che dà lavoro a tutti. Il Congo ha grandi foreste e si lavora il legno soprattutto per costruire case. Si è provveduto inoltre ad attivare una Casa dove tutti possano avere, studenti e lavoratori, un tetto sotto il quale vivere. La Missione è benvoluta per tutto quello che fa dai Congolesi, meno dal Governo. Si conclude il nostro incontro, il tempo è volato e a noi la fortuna di aver conosciuto un semplice ma grande uomo, innamorato di Dio e del suo popolo più fragile.

In Brasile per amare i più piccoli.

Martedì 18 marzo Rita e Mario, missionari in Brasile, sono stati qui nella Parrocchia di San Domenico Savio per parlarci della loro esperienza a favore dell’infanzia bisognosa. Anche a Rita e Mario la vita ha riservato molte sorprese. Nel 1990, la giovane coppia di sposi con due figli piccoli parte da Verona per qualche anno di servizio missionario a favore dell’infanzia bisognosa della periferia di Quixadá (Ceará, Brasile), dove è stato costruito un asilo, fortemente voluto da S.E. Mons. Adelio Tomasin, Vescovo della diocesi, per i bambini poverissimi della periferia di quella città. Rita, maestra, diventa la direttrice dell’asilo che accoglierà bambini di 3-6 anni, provenienti da famiglie in difficoltà, che vivono situazioni di grave disagio, anche per la disoccupazione e la siccità. A Quixadá incontrano molti problemi, anche la diffidenza delle famiglie di fronte a un progetto gestito da stranieri, ma non si scoraggiano e con 17 bambini aprono la prima classe d’asilo. Poi la situazione cambia: piano piano ottengono la fiducia della gente e i numeri si gonfiano. Con il passar degli anni la scuola si ingrandisce; nel 1995 inizia la scuola elementare e nel 2001 la scuola media. Alcuni alunni hanno continuato gli studi e oggi hanno un titolo di studio e un buon lavoro. Rita e Mario sono rimasti in Brasile e, insieme ad altri missionari, portano avanti da 35 anni questo progetto d’amore per i bambini fragili, progetto basato su alcune parole-chiavi: rispetto, onestà, semplicità e fiducia; offrono loro un percorso scolastico di qualità, forniscono loro 3 pasti al giorno e li tengono lontani dalla strada e dai suoi pericoli. Questa realtà, sostenuta dall’Associazione Gaudium Onlus di Verona, oltre alla formazione scolastica, vuole educare con amore cristiano. Rita e Mario possono ritenersi soddisfatti: nonostante i loro progetti siano cambiati, hanno dedicato la vita agli ultimi e hanno seguito sempre i figli nelle loro scelte. Cosa si può offrire di più al Signore e ai fratelli?

A Benghela, una chiesa senza muri. di Fabio Cortesi.

A 72 anni in Italia normalmente, dopo una vita di lavoro o per età, si è in pensione da tempo . In Angola invece un missionario salesiano, Don Luigi de Liberali, per tutti don Gigetto, diventa parroco a Benguela, sull’oceano Atlantico, al confine con il deserto che giunge in Namibia. La città è a cinquecento chilometri dalla capitale Luanda, cinquecento mila abitanti presso un importante porto. La lingua è il portoghese, che questo vicentino dagli occhi azzurri ha affinato in dodici anni nel nord est del Brasile, ma le persone sono diverse, la realtà economica è più povera. Arriva in Italia per riposare e per incontri formativi e visita la parrocchia di San Domenico Savio, dove il Gruppo missionario da tanti anni lo segue e lo sostiene nella sua attività pastorale. Arriva nel nostro Paese ed i colori cambiano: i capelli neri e crespi di migliaia di giovani divengono i radi capelli bianchi di persone che hanno una aspettativa di vita doppia rispetto a chi nasce nel sud ovest dell’Africa. Le chiese non sono affollate come invece accade in Angola: 350 cresimati nella sua parrocchia, Santa Maria dei Naviganti, 320 bambini hanno ricevuto la prima comunione e la chiesa non basta ad accogliere tutti: ci si ritrova sotto un capannone coperto di lamiera. C’è un progetto molto ambizioso che il nuovo parroco ha ricevuto in eredità: costruire una enorme chiesta che possa accogliere tanti fedeli, accanto alle scuole dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice ed ad un bosco che racchiude una grotta mariana. A don Gigetto tremano i polsi: calcola che con le donazioni delle tante ma povere famiglie serviranno quaranta anni per giungere al completamento. Chiede a tutti di impegnarsi con un euro al mese. Ai più ricchi chiede cinque euro al mese. La raccolta mensile corrisponde al ricavato di una questua alla Messa domenicale di una parrocchia cittadina. Eppure sorride, don Gigetto. Pensa e dice: ‘ Se la Madonna vorrà, troverà lei i soldi per i mattoni’, e gli viene in mente Don Bosco, le sue fatiche per realizzare opere cercando denari salendo scale impervie fino alla edificazione richiesta dal Papa del Sacro Cuore di Roma che ora con la statua dorata di Cristo benedice quanti giungono alla Stazione Termini di Roma. Ride, Don Gigetto, cosciente che non gli sono concessi altri quaranta anni di vita per vedere realizzato il sogno di una comunità povera e viva ma certo di farne parte. Tanta fede, ci dice, si respira nei riti e nell’impegno dei laici che animano tredici cappelle, organizzano la carità ed i gruppi di preghiera. Nella miseria non mancano i furti, per fili di ferro o di rame si distrugge il lavoro ed il sacrificio di tanti, ma non ci si perde d’animo. Danzano i giovani e gli anziani per ringraziare dei doni sacramentali, curano il vestire rituale, preparano con il canto le liturgie e sorridono. Il noviziato salesiano accoglie decine di giovani, che accolgono la vocazione per il servizio ai loro coetanei e l’annuncio gioioso della fede. La missione salesiana si ravviva in una popolazione nella quale le nuove generazioni sono maggioranza, insegna una professione, opera per lo sviluppo sociale ed economico ma soprattutto intende consegnare il senso del motto di Don Bosco: ‘ Da mihi animas’. Lo fa, come don Gigetto, predicando sulle strade dove le persone si uniscono di fronte ad una immagine mariana per cantare, nei campi di gioco dei ragazzi, allagati quando piove al punto di divenire naturali piscine, sulle spiagge, ripulite dai rifiuti per rendere decorose per le liturgie. Gli occhi del missionario ci guardano, ma si nota come lo sguardo corre lontano, Ci parla in italiano, ma gli sfuggono termini portoghesi. Si emoziona parlandoci della sua gente e del sogno di una grande chiesa che la accolga. Serviranno meno di quaranta anni, Don Gigetto, per sentire nelle mura echeggiare canti di festa. Serviranno meno anni perché la gioia è contagiosa e giunge anche in una parrocchia di periferia che ti incoraggia ed insieme a te rende grazia per quanta bellezza si manifesta anche nella povertà. Chi volesse unirsi al sostegno di questo progetto potrà contattare il gruppo missionario di San Domenico Savio.

Notizie di fine anno scolastico
da parte di sr Ginetta Aldegheri da Betlemme:

Testamento di Madre Maria Scremin

Canossiana missionaria in India

Don Gigetto è diventato parroco.

Don Luigi De Liberali, missionario salesiano in Angola è diventato parroco della Parrocchia di Nostra Signora dei Naviganti a Benghela, ecco l'abbraccio con Mons. Antonio Jaca.

Notizie dall'Etiopia

Aprile 2026 Carissimi amici, come state? Spero bene, domenica 12 aprile abbiamo festeggiato la Pasqua, qui in Etiopia gli ortodossi, che sono la maggioranza, e i cattolici la festeggiano insieme. Le temperature continuano ad essere molto alte, sopra i 40°, anche se abbiamo avuto delle piogge, ma solo sporadiche e aspettiamo con speranza la stagione delle piogge. La prima bella notizia è che l’Ordinazione Episcopale di abba Hailemariam sarà il 14 giugno a Gambella. Tutti i Vescovi dell’Etiopia, i salesiani, tanti ospiti e amici e la nostra gente, verranno per questo giorno speciale. Abbiamo formato un Comitato per organizzare tutto l’evento, non solo la grande celebrazione, ma anche il pranzo, l’accoglienza e la sistemazione per alcuni giorni di tutti gli invitati, e tante altre cose… insieme a tanta preghiera da parte di tutte le nostre parrocchie per il nuovo Vescovo. Siete tutti invitati!!! Il giovedì Santo abbiamo celebrato insieme la giornata sacerdotale, tutti i sacerdoti con il Vescovo Roberto insieme con la Messa Crismale. E’ stato un bel momento di fraternità e unione. La Pasqua a Lare è stata molto bella e molto calda, nelle varie Messe del giovedì, del venerdì e della notte del sabato santo. Tutto poi è culminato domenica di Pasqua: tanti ragazzi e giovani e tante mamme, con molti battesimi e prime comunioni. Domenica abbiamo iniziato la santa Messa verso le 9.00 del mattino per concludere verso le 12.00, tra canti di gioia, danze al Signore, poi fuori della Chiesa un bel programma con altri canti e danze e discorsi e tanto entusiasmo per festeggiare Gesù risorto. Infine un bel pranzo tutti insieme, con la nostra bella mucca e tanta polenta. Alla fine regali per tutti: per ogni gruppo un kg di caffè e di zucchero da bersi in compagnia in un giorno della settimana. Poi verso le 15 abbiamo proiettato il film su Gesù, doppiato in lingua nuer. Tutti stipati dentro il nostro salone, bambini, ragazzi, mamme e papà per vedere il film, con un bel applauso finale a Gesù quando lo hanno visto risorto. Abbiamo continuato a festeggiare Pasqua nelle varie cappelle che abbiamo attorno a Lare, Thiajak, Kubri, Gok e Pilual, Koat Nual. In due di queste abbiamo anche celebrato numerosi battesimi e prima comunioni. I nostri sei asili continuano, i bambini sono sempre contenti di venire a scuola per imparare, giocare, incontrarsi, pregare, fare una grande merenda. Ogni settimana facciamo una visita a tutti gli asili, tra Simon, un catechista di Lare e io, per incontrare i bambini, gli insegnanti, vedere che tutto sia a posto. I nostri sacerdoti hanno fatto gli annuali esercizi spirituali a Mojo, una settimana di ricarica e di preghiera e riflessione proposta da don Fissah, un santo sacerdote. Tanti amici ci aiutano sempre, nella realizzazione di un pozzo, nel sostenere gli asili, nella costruzione e riparazione delle capanne della gente, nel cibo mensile per chi ha più bisogno, nelle cure mediche per chi è ammalato, per degli studenti che vivono a Gambella, per chi torna in Sud Sudan, e ancora per tante altre persone, grazie di cuore a tutti questi amici. Facciamo sempre quello che possiamo, in fondo siamo qui per condividere sia le gioie sia le difficoltà di questa gente, cercando di aiutarsi insieme. Anche qui da febbraio abbiamo il problema della benzina e del gasolio che sono spariti per via della guerra in Iran e quelli che ci sono hanno prezzi dieci volta aumentati. Qui il governo non dice niente sui prezzi, non li controlla. Per questo molti progetti sono fermi, come quelli per i nostri pozzi, la ditta è qui a Gambella ma non c'è gasolio per realizzarli. Attendiamo con speranza. Ecco il messaggio di Pasqua: gli apostoli sono scappati al vedere la croce, ma poi ritornano e predicano il Vangelo e danno la vita per Gesù, cosa è successo tra la croce e questo entusiasmo che è venuto dopo? Hanno visto Gesù vivo, risorto, presente tra loro. Ecco l’augurio di Pasqua, vedere Gesù vivo nella propria vita, nella famiglia, nella Chiesa e allora tutto cambia, tutto si rinnova. Vi mando un saluto e un GRAZIE DI CUORE per tutto il vostro sostegno, vi ricordo con affetto e con tanta preghiera da Lare. Abba Filippo

Marzo 2026 Carissimi amici, come state? Un saluto a tutti dall’Etiopia, da Lare, al confine con il Sud Sudan. Siamo nei mesi più caldi dell’anno, sempre ben sopra i 40° e anche di notte non si scherza: serve bere in continuazione 7 o 8 litri di acqua al giorno, farsi la doccia molte volte sia di giorno che di notte, dormire fuori di casa nella veranda, mancano le forze e dei giorni sembra di essere degli zombi....insomma si cerca di sopravvivere. La prima notizia è che sabato 21 marzo abbiamo avuto la visita del Nunzio dell’Etiopia a Gambella, mons. Brian Udaigwe, che ci ha portato la bella notizia della nomina a Vescovo coadiutore di Gambella di abba Hailemariam Medhin, primo provinciale dei salesiani dell’Etiopia. Era già un anno e mezzo che mons. Roberto, il nostro Vescovo, aveva chiesto un aiuto nel suo incarico, essendo la sua salute molto compromessa e finalmente è arrivata questa bella notizia. Siamo tutti molto contenti dell’arrivo di abba Hailemariam, lo abbiamo conosciuto durante le sue visite ai salesiani a Gambella e pensiamo verso giugno ci sarà l’ordinazione a Vescovo, qui a Gambella, e poi inizierà il suo incarico. Il Nunzio ha chiesto una grande preghiera per abba Hailemariam in questo tempo prima dell’Ordinazione e già tutta la gente delle varie missioni si è attivata in questo. Invece, abbiamo partecipato con tanto affetto da qui, all’ultimo saluto di don Eugenio Riva, scomparso in Italia domenica 22 marzo. Un grande salesiano, che ha sempre avuto un pezzo del suo cuore per l’Etiopia. In tanti anni ha mandato vari salesiani come missionari e ha sostenuto sempre tante opere in Etiopia. Ringraziamo di cuore Dio che ce lo ha donato e ci ha fatto sentire amati attraverso di lui, come un padre ama i propri figli. Grazie don Eugenio. Intanto nella nostra parrocchia di Lare, abbiamo avuto una lunga preparazione per il Meeting dei Giovani Nuer, che quest’anno si farà nella parrocchia di Nyinenyang. Ogni giorno il nostro gruppo del coro, dei chierichetti, dei giovani si è incontrato per preparare alcune canzoni e alcune danze da fare al Meeting, dove saranno presenti più di 600 giovani provenienti dalle nostre parrocchie della diocesi. Da venerdì 27 a lunedì 30 marzo si è svolto il Meeting dei Giovani, è andato veramente molto bene. 4 giorni intensissimi di incontri, celebrazioni, laboratori della fede e tanto entusiasmo. I giovani erano quasi 600 dalle varie parrocchie della diocesi di Gambella e anche dai campi profughi che abbiamo nella nostra regione, la maggioranza dai 16 ai 22 anni. Nella prima giornata abbiamo iniziato con degli incontri di conoscenza tra le varie realtà, Matar, Nyinenyang, Lare, Tharpam, Gambella, Jawi, Pugnido. Ci ha guidato una Parola in particolare: “Fate quello che vi dirà” Per dormire nella notte tutti si sono arrangiati, chi in qualche salone, chi all’aperto viste le temperature che abbiamo avuto in quel periodo. Sabato, al mattino i laboratori della fede con don Markos, don Jakob e don Joseph, pomeriggio “la marcia della fede” per le vie della città di Nyinenyang e alla sera la celebrazione della Parola con grandi canti e danze fino a tarda notte. Domenica, al mattino la Santa Messa, nel pomeriggio ogni realtà ha dato il meglio di sé con canti, dei brevi dramma sulla passione di Cristo, scenette e giochi e alla sera tanto entusiasmo fino a tarda notte. Lunedi, un breve incontro finale, saluti e arrivederci al prossimo anno. Quattro giorni indimenticabili per tutti, per l’amicizia che abbiamo costruito, la Parola di Dio che è stata seminata, l’entusiasmo che si è creato. Le attività della nostra parrocchia vanno avanti, nei nostri 6 asili delle varie cappelle stiamo aspettando ancora vari bambini che con le loro famiglie sono andati al fiume per la stagione calda e non sono ancora tornati, le varie chiese che abbiamo nei villaggi di Gok, Kubri, Pilual, Thiajak e Qua Nual, il catechismo, gli aiuti alle famiglie in difficoltà con del cibo, la riparazione della capanne, le medicine, un sostegno per chi continua a studiare dopo le superiori… Ci stiamo avvicinando a Pasqua, nel Vangelo della Passione di Gesù, il nostro personaggio più bello è sicuramente Simone di Cirene, perché originario dall’Africa, di una città della Libia, il quale si trovava per strada mentre passava Gesù con la Croce e lo ha aiutato a portarla. Che bello questo gesto, nonostante che tornasse stanco dalla campagna, nonostante i suoi programmi e le sue intenzioni, si è fermato ad aiutare Gesù a portare la Croce. Già a Natale l’Africa accoglie Gesù come profugo, che fugge in Egitto perché Erode voleva ucciderlo, ora un uomo dell’Africa arriva fino a Gerusalemme per aiutare Gesù a portare la Croce. In ogni parte del mondo quando incontri qualcuno in difficoltà senti dentro di te questa domanda “Vuoi essere il mio Cireneo?”, cioè vuoi aiutarmi a portare la Croce? Gesù porta la nostra Croce, per questo noi portiamo quella degli altri. Un augurio di cuore di Buona Pasqua a tutti gli amici e un ricordo nella nostra preghiera nel giorno di Pasqua per voi. Grazie e Buona Pasqua. Abba Filippo

Febbraio 2026 Carissimi amici, come state? Spero bene, qui è scoppiata l’estate, cioè il periodo più caldo dell’anno, temperature fisse ormai da settimane sopra i 40°, una luuuuuunga quaresima che ci porterà alla Pasqua, quest’anno faremo Pasqua il 12 aprile, insieme alla Chiesa Cristiana Ortodossa, una settimana dopo quella cattolica. La situazione nella nostra regione continua a migliorare, grazie alla presenza dell’esercito e dei federali. Ci sono stati alcuni scontri all’inizio e alla fine di febbraio, ma poi le tensioni sono sparite. Molte persone che erano scappate dai propri villaggi non sono tornate perché hanno ancora paura, alcuni villaggi sono ancora deserti, ma speriamo che piano piano possano ritornare. Ogni giorno preghiamo per la pace, solo quando manca ci si accorge della sua importanza. A febbraio tutte le scuole del paese fanno un periodo di vacanza di circa due settimane, tra il primo e secondo semestre, qui non ci sono le vacanze di Natale. Anche i nostri 6 asili hanno un momento di pausa. Tutti ne approfittano per andare al fiume, distante circa 7 km da Lare per raccogliere il granoturco che avevano seminato tre mesi fa, sulle rive del fiume. Continuano molto bene le attività della parrocchia, abbiamo appena completato le visite alle varie famiglie. In questo periodo le richieste dalle famiglie sono soprattutto per il cibo, per chi non riesce a coltivarlo al fiume oppure ha qualche altro problema. Ogni settimana cerchiamo di aiutare quattro/cinque famiglie in difficoltà con del granoturco per fare la polenta, oppure con un aiuto per la salute, per pagare la visita all’ospedale o per comprare le medicine...pochi hanno dei soldi in tasca e allora vengono alla missione. Per tutti comunque cerchiamo di dare un momento di ascolto, di dialogo, di comprensione delle difficoltà, di aiuto e sostegno se possiamo. Questo ci ricorda sempre che siamo qui non solo per portare qualche cosa, qualche aiuto, ma soprattutto per condividere la vita, le difficoltà e aiutare ad avere fiducia in se stessi, a pensare con speranza al proprio domani, a credere in Dio, prima di tutto parlandone, condividendo, sentendo che a qualcuno importa della loro vita. Poi, piano piano, si cerca di fare dei passi insieme. Alle volte è semplice e alla volte è molto complicato e ci vuole tanta preghiera. Nelle domeniche dopo Natale abbiamo iniziato la ‘Grande Catechesi’, siamo in tre che affrontiamo vari temi, legati insieme con il filo conduttore dei sette segni nel Vangelo di Giovanni, un’appassionante cammino di fede, trasformando l’omelia in un bel incontro interattivo. Anche le attività nelle varie cappelle continuano, soprattutto adesso che possiamo visitarle tutte, Gok, Kubri e TiaJiak, Pilual e Qua Nual, con le catechesi e la Messa al sabato o alla domenica. Con i giovani stiamo preparando la Festa dei Giovani Nuer, la Conference nuer, la faremo nella parrocchia di Nyinenyang dal 27 al 30 marzo con circa 500 giovani. Ora ogni parrocchia sta preparando dei canti, delle danze da condividere poi durante la festa. E’ iniziata la quaresima e il primo invito è di pregare di più, per noi, per la pace, perché chi ha subito una perdita e trovi sollievo, il secondo invito è di spostare il baricentro della nostra vita da noi stessi agli altri “perché quelli che vivono non vivano più per se stessi..” dice san Paolo. Da qui vi ricordiamo tutti volentieri e preghiamo per voi. Grazie e a presto. Abba Filippo

Gennaio 2026 Cari amici come state? Un saluto dall’Etiopia e da Lare. Siamo appena entrati nel periodo più caldo dell’anno, da Natale a Pasqua, di giorno abbiamo già toccato i 40°, ma di notte, solo verso il mattino arriva ancora un venticello fresco… qualche ora di sollievo. La situazione nella nostra regione è molto migliorata con l’arrivo dell’esercito e dei federali che stanno garantendo la sicurezza sia a Gambella, dove convivono in quartieri diversi sia anyuak che nuer, sia nel resto della regione. Molte persone sono state messe in prigione perché responsabili di qualche crimine durante il mese di dicembre. Ultimamente hanno tentato anche di uccidere il generale dell’esercito per questa regione, lanciando una bomba in piena notte nell’hotel dove risiede. Nel villaggio di Itang, dove ci sono stati violenti scontri, la gente ha paura di tornare. Tutto il villaggio poi è stato saccheggiato sia dagli uni che dagli altri. Anche la nostra chiesa, con la residenza del parroco, è stata teatro di scontri prima e di saccheggio poi. Hanno portato via tutto, dal materasso, al frigo, alle panchine, perfino i libri e i fogli di carta. Domenica il nostro don David, è potuto andare a celebrare la Messa per la prima volta, solo 4 persone hanno avuto il coraggio di venire. Così anche nella parrocchia di Abol e Opagna. Ad Abol ora, l’esercito è accampato dentro il nostro terreno, le nostre sale e la scuola, per controllare meglio la strada e la zona. Insomma siamo sulla via della pace, ma ci vuole ancora un po’ di tempo per avere una pace vera, solo Dio può lenire le ferite e cambiare i cuori per questo abbiamo ogni giorno una preghiera per la pace. A Lare, nel mese di gennaio, ho iniziato a visitare tutte le famiglie della nostra parrocchia, tre pomeriggi alla settimana. Quest’anno abbiamo due team, uno con me e un catechista e l’altro tre catechisti, perché le famiglie da visitare sono quasi 200. Avvisiamo le famiglie di quel quartiere la domenica prima, cosi nel pomeriggio si fanno trovare. Prima l’accoglienza fuori della capanna, i saluti che sono sempre tanti e calorosi, poi entriamo nella capanna, attraverso una porta stretta e bassa, si lasciano le ciabatte fuori, io le scarpe, e ci si siede per terra all’interno. La loro “casa” è fatta di pochissime cose, una stuoia o per i più fortunati un materasso dove dormire, nessun cuscino, nessuna luce elettrica, per armadio dei fili tirati da una parte all’altra, tanto i vestiti sono proprio pochi, un tavolino basso dove ci sono delle pentole, qualche tazza, per posate solo cucchiai, qualche centrino colorato sulle pareti basse, poi da un metro in su il tetto, che è tutto di legno e paglia… ecco le capanne della nostra gente. Fuori due sassi dove si cucina, due contenitori di plastica per prendere l’acqua al pozzo, una zona per le mucche e le pecore, in questo periodo le portano al fiume, distante 7 km, perché li c’è l’acqua e dell’erba. Dopo che ci siamo seduti e salutati, prendo il quaderno della scorsa visita e ripeto i nomi di tutta la famiglia, di solito c’è la mamma con i vari figli, o una donna anziana, il papà alle volte c’è, alle volte non c’è… vedo come è la capanna, chiedo un po’ di notizie su come stanno i figli, il marito… e poi preghiamo insieme, qualche canto, delle preghiere spontanee che a loro piacciono tanto, tutti chiudono gli occhi e abbassano la testa, e infine il Padre Nostro alzando le mani al cielo. Alla fine consegno loro delle immagini da appendere, una di Gesù e una di Maria, delle medagliette, una croce da portare al collo per i bambini e un rosario. Finiamo parlando della famiglia, delle difficoltà ma anche di qualche bella notizia che è successa. Alla fine ci salutiamo, usciamo dalla capanna, riprendiamo le ciabatte e le mie scarpe e andiamo da un’altra famiglia. La visita alle famiglie è una delle esperienze più belle, stringiamo più amicizia con la gente, cerco poi di ricordare i loro nomi, mi rendo conto della realtà della vita quotidiana qui a Lare, vengo a conoscenze dei loro reali problemi. Le richieste poi sono tante: per le loro malattie, non hanno i soldi per andare alla clinica o non ci vogliono andare, tanto danno sempre quelle due medicine, tachipirina e l’antibiotico, e neppure i soldi per mandare qualcuno all’ospedale di Gambella, l’abbiamo fatto per alcune persone, devi pagare l’ambulanza, la benzina e l’autista… Richieste per il cibo e per la capanna, soprattutto adesso che c’è la stagione secca. Ogni settimana, sabato mattina, con il gruppo dei catechisti locali ci incontriamo per vedere tutte queste richieste e come poter fare per risolverne alcune insieme. Alcune belle notizie: nelle domeniche dopo Natale, sono andato nelle cappelle più grandi, Gok, Kubri e Pilual, e abbiamo battezzato più di 80 persone, tra bambini, ragazzi e adulti, e altre 50 hanno fatto la prima comunione. Sono state delle bellissime feste, piene di vita, di canti e preghiere, di esultanza per i battesimi e le comunioni, e poi con un bel pranzo con polenta e tanto sugo fatto di poco pesce e tante erbe. Alla fine caffè, biscotti e caramelle per tutti. Stiamo preparando i battesimi anche nelle cappelle di Thia Jak e Quanual. Infine, questo mese è dedicato a don Bosco, il 31 gennaio è la sua festa, il nostro santo, vorrei ricordare due sue frasi: “L’educazione è cosa del cuore.” “In ogni ragazzo, anche il più disgraziato, vi è un punto accessibile al bene, compito di ogni educatore è trovare quella corda sensibile e farla vibrare.” Ogni giorno qui proviamo a vivere queste frasi, proviamo ad essere don Bosco in Africa, W DON BOSCO. Ciao a tutti Abba Filippo

Novembre 2025 Carissimi amici, come state? Spero bene, tra poco inizia il tempo dell’Avvento per prepararci al Natale, anche quest’anno Gesù Bambino viene a stare con noi, non si stanca mai di noi e ci vuole un sacco di bene. Qui a Lare festeggiamo due Natali, perché la maggioranza della gente qui festeggia il 25 dicembre, ma per la Chiesa Cattolica in Etiopia, visto che seguiamo il calendario dei cristiani Ortodossi, il Natale sarà il 7 gennaio, perciò faremo due Natali. Il nostro Vescovo Roberto a inizio novembre è tornato dopo un periodo di controlli medici in Italia. Lo abbiamo ritrovato in vigore e pieno di forze, accompagnato dal nostro amico Paolo, un grande amico di Gambella e soprattutto di Pugnido. Infatti dopo una settimana a Lare ora è a Pugnido per ritrovare i suoi amici e aiutare la missione. Il 5 novembre sono venuti a visitarci e a conoscerci, perché era la prima volta, il sig. Tony Zender e la sig.ra Caroline Williams, incaricati dalla associazione Church in Need, in Italia è l’Aiuto alla Chiesa che Soffre, per l’Etiopia. Abbiamo visitato alcuni villaggi, tutti i preti del Vicariato hanno potuto parlare personalmente con loro sulla situazione della loro parrocchia e di eventuali piccoli progetti che si potrebbero attuare. Sono stati tre bei giorni e speriamo che portino frutto. Il 12 novembre abbiamo avuto la visita straordinaria di abba Innocent, un salesiano che è venuto in Etiopia per visitare tutte le opere salesiane e i salesiani. E’ stato con noi 4 giorni, di incontri con i salesiani, i laici della nostra opera, il Vescovo Roberto e i preti del Vicariato. Pieno di gioia e di vita ci ha lasciato un bel incoraggiamento ad andare avanti nella fede verso Dio e nel carisma di don Bosco. A Lare il mese di novembre è dedicato alla catechesi e alla preparazione al matrimonio. Quest’anno avevamo alcune coppie che stavano preparandosi, ma alla fine hanno preferito aspettare, per cui domenica 23 abbiamo dato una bella benedizione nunziale, per chi è sposato o per chi vuole sposarsi, pensando già al prossimo anno e invitando altre coppie a pensare al matrimonio. Tutte le attività della missione sono ormai avviate, come i nostri 6 asili sparsi nei vari villaggi, le attività di catechesi per i sacramenti, quelle dei gruppi formativi, la condivisione della Parola, l’oratorio… Anche se molta gente in questo periodo va al fiume a coltivare il granoturco per il secondo raccolto che si fa nelle terre vicino al fiume perché ancora umide dall’acqua che si sta ritirando. Preparare il terreno, seminare il granoturco e tra qualche mese avere un buon raccolto, è la preghiera che facciamo in questo periodo per la nostra gente. Infine ogni giorno c'è l’incontro con la gente dei villaggi, finita la Messa del mattino, passo sempre un’oretta a incontrare delle persone, nell’ascolto prima di tutto dei loro problemi, delle loro necessità, di cibo e di medicine, di latte per i bambini, di una capanna dignitosa, di un vero materasso, di una possibilità di lavoro… Molte volte di fronte a tutte queste necessità ci sentiamo come una goccia in un mare, ma noi lavoriamo per il regno dei cieli, un regno dei cuori che sorpassa ogni difficoltà e problema e arriva fino agli estremi confini del mondo, come il nostro. Che atmosfera c'è qui a Natale? Qui non c’è la neve, nessuno l’ha mai vista, le temperature in questo periodo stanno raggiungendo i 40° durante il giorno e scendono di notte solo… fino a 24°, la minima. Qui non esiste Babbo Natale, nessuno sa chi è, ne cosa fa in questo periodo, anche perché pochi hanno i soldi per fare dei regali. Non c’è neppure l’Albero di Natale da addobbare, anche perché non ci sono alberi da comprare o da togliere e portarsi a casa, la poca legna che c’è, viene usata per fare il fuoco per fare da mangiare, siamo nella savana e non c’è il gas o la luce elettrica. Il Comune non addobba le vie del villaggio con luci o altre decorazioni perché non c’è la luce e non c’è il Comune. Non esiste il Presepe, qui non hanno questa tradizione di fare quella piccola rappresentazione della nascita di Gesù bambino perché qui non vendono le statuine e non c’è il muschio. Non c’è neppure il cenone della vigilia di Natale, ma solo nel giorno di Natale, nella nostra parrocchia dopo la Messa, un bel piatto di polenta e un po' di carne di mucca, che la sera prima abbiamo preparato e cucinato. L’unica cosa di cui siamo sicuri che ci sara’, e’ l’arrivo di Gesù Bambino. Ogni anno Gesù nasce qui da noi, non solo a Natale, ma innumerevoli volte nei tantissimi bambini che ci sono qua. Basta saperlo riconoscere. Un augurio di cuore a tutti voi di buona preparazione al Natale dalla nostra comunità di Lare. Con affetto Abba Filippo

Ottobre 2025 Carissimi amici come state? Spero bene, abbiamo appena celebrato domenica scorsa la Giornata Missionaria Mondiale, con il titolo “Missionari di Speranza tra le genti”, una domenica all’anno per ricordarci delle missioni in giro per il mondo, la realtà che siamo tutti una grande famiglia e ci prendiamo cura gli uni degli altri. Anche la nostra parrocchia di Lare ha partecipato alla giornata missionaria e quello che abbiamo raccolto, 10 euro e un sacco di granoturco, insieme alle altre parrocchie di Gambella, lo daremo per la solidarietà per le altre Chiese del mondo. Domenica 19 ottobre ad Addis Abeba, i Salesiani hanno festeggiato i 50 anni del loro arrivo in Etiopia, nel 1975. C'è stata una grande celebrazione al mattino con il Cardinale BerhaneYesus, poi un bel programma di conoscenza di tutto quello che hanno fatto i salesiani in Etiopia e di ringraziamento ad alcuni salesiani che sono qui da tanto tempo, come il sig. Cesare Bullo, proprio uno dei primi salesiani ad arrivare. E infine un bel pranzo nella nostra casa di Mekanissa. Un grazie a Dio per tutti questi anni e uno sguardo al futuro per continuare meglio nel servizio ai giovani e a Dio. Domenica 12 ottobre abbiamo celebrato la Festa della nostra parrocchia a Lare, dedicata a san Daniele Comboni, che era il 10 ottobre: abbiamo preparato la festa nelle settimane prima, poi quella domenica una grande celebrazione con 10 battesimi, la benedizione dei catechisti per l’inizio dell’anno pastorale e il ricordo dei mio 25° di sacerdozio, fatto in questa bella occasione. Tanti canti, danze, preghiere per circa tre ore, poi fuori dalla chiesa altre danze e canti, con una bella scenetta sulla vita di san Daniele Comboni e infine un bel pranzo con un regalo ai vari gruppi: un kg di caffè e due kg di zucchero per continuare la festa insieme. Intanto sono ripartite a pieno ritmo tutte le attività della nostra parrocchia, abbiamo iniziato i nostri 6 asili a Lare, con i maestri James e Mary, a Gok con Simon e Martha, a Kubri con John e James, a Pilual con Peter e Sara e a Thia Jak con William e a Quanual con Gabriel. I bambini sono quasi 600, tutti si iscrivono, poi vengono a scuola portando anche il fratellino o la sorellina più piccola e così si moltiplicano… per la gioia dei maestri. Molti arrivano presto alla mattina, con tanta voglia di stare insieme, di imparare e di giocare. Due ore di lezione, poi una bella pausa con biscotti e succo di frutta e poi ancora un’ora di lezione fino alle 12. E’ ripartito l’oratorio pomeridiano mentre per la libreria alla sera stiamo aspettando che la scuola superiore di Lare inizi a pieno ritmo, perché ancora ci sono dei problemi. La grande Messa della domenica con preghiere, canti, danze, per più di tre ore, continua sempre bene e con grande entusiasmo, con il catechismo dei più piccoli durante le letture, mentre il catechismo dei più grandi viene fatto dopo la Messa, infine abbiamo gli incontri del sabato per il coro e i chierichetti. Abbiamo iniziato da qualche settimana un incontro sulla Parola di Dio con le donne e le mamme nelle varie capanne, a turno ogni mercoledì in una capanna diversa ci si trova per leggere il Vangelo della domenica, condividere le riflessioni e la fede e pregare insieme e alla fine un po’ di the con biscotti. Alla domenica, dopo la mia riflessione durante la Messa, una delle donne che ha partecipato all’incontro durante la settimana fa anche lei una riflessione sul Vangelo, una seconda omelia molto apprezzata. Anche nelle cappelle di Gok, Kubri, Pilual e Thiajak e Quanuel è ripresa la santa Messa e il catechismo, abbiamo incontrato i vari catechisti che seguono le cappelle, sono pieni di entusiasmo e di nuovi progetti per le loro chiesette. In queste settimane abbiamo la visita di un nostro graditissimo amico e benefattore, Natalino Lettig, che da anni sta portando avanti un bel progetto per i bambini di Ilea e l’intera missione, ora seguita dal sacerdote locale don Aballa, un grazie di cuore per tutto il bene che sta facendo. Ecco infine, per cosa lavoriamo, per far provare alla gente la nostalgia di Dio, nostalgia di avere una amicizia con Lui, di poter incontrarsi insieme e pregare, di conoscerlo di più, di avere fede. Un ricordo reciproco per tutti nella preghiera a presto Abba Filippo